Monica Bernacchia
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L’Orto sul Colle dell’Infinito di Recanati, oggi Bene FAI, è un luogo carico di profumi, colori e suggestioni, dove poesia, storia e natura si intrecciano in un’oasi di serenità. Come dice il nome stesso, è in una posizione elevata di un borgo medievale, che deve molto della sua popolarità a un giovane ragazzo dell’Ottocento chiamato Giacomo Leopardi.
Ancor prima di essere luogo leopardiano de L’infinito era l’orto giardino del Monastero di Santo Stefano: il convento con il hortus conclusus fu costruito nel Cinquecento su questo colle, allora denominato Monte Tabor.
Nel 1810 l’orto e il suo monastero vengono abbandonati a causa della soppressione napoleonica degli ordini religiosi. La grande storia irrompe nella vita del giovane Giacomo, che per circostanze e temperamento, e come tanti ventenni, cercando un luogo tutto suo per isolarsi e dare spazio alle proprie passioni, trova libero accesso in questo giardino abbandonato, adiacente a casa sua. Su quest’ermo colle, nella primavera o nell’autunno del 1819, ambienta una poesia che ancora oggi risuona con la sua potenza nei cuori di tanti giovani che vogliono andare oltre, pensare oltre: L’infinito. A quel tempo forse c’era anche la nota siepe, o forse, come oggi, erano proprio le alte mure perimetrali che circondano il giardino a sottrarre allo sguardo del poeta l’ultimo orizzonte. E indurlo a figurarsi il silenzio e la quiete laggiù, lontano, dove dominano i monti, e spaventarsi, quasi, e poi tornare allo stormire delle piante dell’orto e, in questo movimento di pensieri, intuire, percepire l’infinito. L’infinito che oggi dà il nome a questo colle, il luogo in cui il poeta ha avuto un’epifania.
Poi la storia ci racconta gli ordini religiosi furono ristabiliti e il monastero riaperto a metà Ottocento come casa per novizie e educandato, poi orfanotrofio e collegio femminile per le figlie di emigranti recanatesi, fino alla chiusura nel 1992. Dopo anni di abbandono, il colle viene aperto al pubblico nel 2002 e, in seguito ad un importante intervento di recupero e restauro, inaugurato nel 2019 come primo Bene del FAI nelle Marche.
Il percorso di scoperta
C’è un percorso ben definito di scoperta.
Per entrare nell’Orto FAI attraversiamo le parole e la vita di Leopardi, passando per la Piazzetta del Sabato del Villaggio, dove si affacciano la casa di Silvia, che ricorda la celebre poesia a lei dedicata, e dirimpetto Casa Leopardi, ancora oggi abitata dagli eredi.
Dopo una salitina, tramite uno scalone e un portale in travertino bianco, entriamo in un palazzo di tre piani in mattoncini rossi – costruito tra il 1940 e 1962 – sede del Centro Nazionale di Studi Leopardiani che dà accesso all’Orto sul Colle dell’Infinito. Subito si respira l’austerità di uno stile rigoroso ed elegante con mobili in legno di noce, pavimenti in marmo e lampadari d’epoca in vetro di Murano, il tutto mitigato dalla colorata e preziosa offerta della sala biglietteria-bookshop del FAI dove si trovano non solo libri dedicati alla poesia e alle piante, ma anche una selezione di semi, carte particolari, penne e molto altro.
Nell’adiacente sala biblioteca, tre tavoli multimediali permettono di ricostruire la storia del luogo tramite immagini, fotografie e documenti storici – in gran parte tratti dall’archivio del Centro Nazionale di Studi Leopardiani – che rappresentano la storia dell’edificio, dell’istituzione e dell’attività scientifica che vi si svolge, oltre ad alcuni scorci, piante e vedute del borgo antico di Recanati e dell’Orto con il Monastero di Santo Stefano. Qui è già visibile, all’interno di nove armadi in legno di noce, gran parte della raccolta del Centro Studi: oltre 30.000 unità bibliografiche, collocate anche nelle altre sale e ai piani superiori, tra saggi, tesi di laurea e dottorato, monografie, periodici, articoli di quotidiani e composizioni musicali e circa 500 manoscritti risalenti perlopiù al XVIII secolo, più gli audio-visivi a partire dagli anni ’80 del Novecento.
Il percorso continua al piano inferiore: lungo cinque stanze divise da tende fonoassorbenti ci si immerge dentro la poesia L’infinito grazie a una successione di immagini e alle voci di Lella Costa e Massimo Popolizio. Il racconto ripercorre i versi provando a spiegare l’esperienza vissuta dal poeta, e poi narrata nella poesia, per avvicinarci al suo pensiero e alla sua sensibilità. Infine, in una piccola sala è possibile registrare la propria versione de L’infinito e caricarla sul sito www.fainfinito.it.
Tornati in sala biblioteca si accede all’esterno dove, dopo un breve sentiero, si entra nel perimetro dell’Orto giardino, a forma pressoché di un trapezio, circondato da mura, dove si trova ancora il complesso architettonico dell’antico monastero che oggi ospita una scuola civica di musica, un auditorium, la sede del Centro Mondiale della Poesia e un istituto professionale.
Passeggiare, toccare, annusare, mirare, ascoltare: la multisensorialità è propria di questo spazio abitato non solo da visitatori, appassionati, studiosi e letterati, ma anche da giardinieri che si prendono cura quotidianamente del giardino, restaurato grazie a un progetto dell’architetto paesaggista Paolo Pejrone. Un ecosistema di cipressi, alberi da frutto, ortaggi, fiori e filari di vite intrecciati sui pergolati, sentieri di breccino bianco e due terreni di 100 metri quadrati coltivati secondo tradizione, con semi antichi, ortaggi e fiori da recidere. Un luogo sospeso tra poesia e natura, tra parole e terra.
Appuntamento in Giardino
L’Orto sul Colle dell’Infinito, il Centro Nazionale di Studi Leopardiani e il Museo Tattile Statale Omero hanno partecipato insieme all’iniziativa “Appuntamento in Giardino”, organizzata nei giorni 6 e 7 giugno 2026 da APGI – Associazione Parchi e Giardini d’Italia, con tema “La vista”.
Una collaborazione felice che ha dato i suoi frutti ovvero una visita multisensoriale “Oltre la vista“, vissuta in una mattinata soleggiata, ventosa e piacevole. Tra i partecipanti erano presenti anche persone cieche e ipovedenti dell’UICI di Macerata, guidate dalla vivace Presidentessa Bruna Giampieri.
La visita è iniziata nella sala biblioteca del Centro Studi. Seduti attorno a un tavolo abbiamo presentato l’iniziativa e gli strumenti a disposizione, tra cui la guida audio tattile che il Museo Omero ha già realizzato per l’Orto FAI. Si tratta di un libricino tascabile – formato A5 – da portare insieme all’audiopen in una borsa di cotone durante la visita e consultare in alcuni punti strategici. Il libricino contiene disegni a rilievo, titoli in Braille e adesivi su cui poggiare l’audiopen per l’ascolto dei contenuti, pensati, come questo articolo, per descrivere al meglio la realtà del Bene FAI a un pubblico con disabilità visiva. La guida, distribuita in più copie attorno al tavolo, è stata utile per far comprende tramite i disegni a rilievo alcuni elementi interessanti e di curiosità come la mappa dell’orto, la struttura del componimento, la grafia del poeta, grazie al rilievo della sua firma e del titolo L’Infinito.
Inoltre, ho portato con me due versioni tattili a dimensioni reali del profilo di Leopardi, tratto dal dipinto di Biagio Martini del 1825, realizzate dallo staff del Museo. La prima versione, presente in piccolo anche nella guida audio tattile, è il disegno a rilievo stampato su un foglio di carta a microcapsule termosensibili: fatto scivolare in un fornetto a infrarossi, il calore rigonfia le microcapsule nei tratti a inchiostro nero, generando il rilievo. La seconda è il disegno a intaglio: con un lavoro artigianale e un taglierino di precisione si incidono sul cartoncino i contorni delle figure da sottrarre alla superficie; il vuoto che rimane è riempito con apposite texture, come in questo caso stoffe per differenziare giacca, camicia e foulard al collo.
Il racconto è proseguito con l’intervento di Gioele Marozzi del Centro Nazionale di Studi Leopardiani che ha trasmesso al pubblico la sincera passione per il suo lavoro. Mentre edizioni ottocentesche passavano di mano in mano, con precisione Gioele ne ha illustrato non solo la valenza del contenuto, ma anche le caratteristiche materiche, dalla carta al tipo di legatura. Abbiamo scoperto ad esempio che Leopardi insieme all’editore Stella di Milano ha ideato la prima antologia “moderna”, ovvero la raccolta di parti opere letterarie, oggi comune nelle nostre scuole. Con fascinazione abbiamo soppesato una lettera autografa inviata da Giacomo al padre mentre si trovava a Bologna, tra l’altro trovata in casa dalla figlia dello scrittore Paolo Volponi poi donata al Centro Studi. Lettera resa a rilievo per farne apprezzare la grafia alle persone cieche, che hanno scoperto il corsivo leopardiano dalle lunghe e affilate lettere.
Poi è stata la volta di Silvia del Vicario del FAI che ci ha introdotto all’Orto giardino: abbiamo calpestato il selciato di breccino bianco, toccato il calore delle mura scaldate dal sole, ci siamo soffermati davanti alle piante aromatiche come l’elicriso e la santolina, sentito l’odore, la consistenza delle foglie, ascoltato benefici in fitoterapia. Ad esempio, i fiori dell’elicriso – dai capolini piccoli, tondi e dorati – sono usati per curare le influenze, mentre le foglie cotte rilasciano un sentore di curry; la santolina, conosciuta come crespolina, ha sottili fusti legnosi ricoperti da foglie piccole e ravvicinate, lanuginose al tatto e ottimo repellente contro zanzare, mosche e parassiti.
Poi ci siamo fermati al punto che volge verso il “cono ottico” dell’Infinito: qui è presente il tronco di un cipresso storico, forse lo stesso citato da Leopardi in un suo scritto, ora affiancato da un cipresso più giovane. Abbiamo ascoltato L’infinito letto da Vittorio Gassman grazie all’audiopen. Grazie ad una scaletta, guardato oltre il muro per scoprire un paesaggio fatto non solo di cielo e nuvole, ma anche del verde e marrone delle colline, con i grumi dei paesi sulla sommità delle curve, e in fondo, lontano, del profilo degli appennini, tra cui i Monti Azzurri, così li chiama Leopardi, oggi Monti Sibillini. Un momento di pace, quiete e respiro. L’unico bambino presente, nipote di una maestra che ha perso la vista, ha accettato la proposta di bendarsi e godersi un po’ del percorso solo con il tatto, l’olfatto e l’udito. Anche oggi non manca il canto degli uccelli o il ronzio dei bombi al lavoro.
Nella passeggiata abbiamo scoperto con tutti i sensi tante altre piante, tra cui la rarità del pelargonium (della famiglia del geranio), e condiviso anche impressioni e ricordi: tra i partecipanti c’era anche una signora che aveva frequentato questo luogo quando era ancora un collegio.
Poi siamo rientrati nella sala biblioteca iniziale che ospita anche l’opera “L’infinito” in Braille di Ester Pasqualoni. Chi desiderava poteva infine scendere nelle sale multimediali.
In conclusione, i ringraziamenti dei partecipanti alla visita “Oltre la vista” sono stati profondi e sinceri e tale è il mio ringraziamento anche al FAI, nelle persone di Alessandra Troilo e Silvia Del Vicario, e al Centro Nazionale di Studi Leopardiani, nella persona del presidente Fabio Corvatta e di Gioele Marozzi. Aggiungo un grazie per i colleghi del Museo Omero con cui ho condiviso l’avventura di ideare la guida audio tattile: Manuela Alessandrini, Patrizia Calderone, Jimena Sterlacchini e Massimo Gatto.
Post scriptum: nell’ambito della stessa iniziativa il giorno seguente, domenica 7 giugno, abbiamo ospitato il personale FAI presso le sale del Museo Omero per far dialogare piante aromatiche e semi antichi con il mare che ci circonda e con le nostre opere d’arte. Il racconto è stato arricchito anche dall’ascolto della “Musica della natura” grazie a “The Music of the Plants”: uno strumento che traduce i movimenti linfatici delle piante in suoni.