Manuela Alessadrini
Il percorso “Corpo a corpo” nasce dall’idea che il corpo sia molto più di una realtà fisica: è memoria, esperienza, identità, relazione. Attraverso il dialogo con la scultura, ogni partecipante è stato invitato a soffermarsi su una parte del proprio corpo che sentiva particolarmente significativa, scegliendola non per la sua estetica, ma per il legame personale che evocava.
Il corpo è stato inteso nella sua dimensione più ampia: non solo ciò che appare, ma anche ciò che custodisce al suo interno, ossa, muscoli, organi; poi c’è la pelle, “un sacchetto” – richiamando il concetto di Io-pelle di Didier Anzieu – che contiene e protegge il nostro mondo interiore e, allo stesso tempo, attraverso il tatto ci mette in relazione con ciò che è esterno. Da questa prospettiva il corpo diventa non solo oggetto di rappresentazione, ma strumento di conoscenza, consapevolezza e relazione.
Il Progetto educativo è stato ideato dal Dipartimento Educazione del Museo Omero e realizzato tra ottobre 2025 e febbraio 2026 coinvolgendo i centri diurni e residenziali della città, grazie alla collaborazione con il Comune di Ancona – Servizi per la disabilità, attiva dal 2015.
I protagonisti e il percorso
Ora diamo i numeri: 6 centri diurni – Laboratori e Mestieri, Il Sole, Centro Papa Giovanni XXII, Il Samaritano, Il Cigno – 30 partecipanti, 8 operatori dei centri, 4 operatrici del Museo, 10 incontri, 10 sculture, 4 mesi.
Le domande che hanno accompagnato quest’attività sono state: qual è la parte del mio corpo che preferisco e perché? Quale non amo affatto e perché? Quali emozioni custodisce?
Circondati dalle sculture e dai corpi che abitano la nostra sezione d’arte contemporanea del Museo Omero abbiamo aperto uno spazio di ascolto, favorendo la consapevolezza corporea e la possibilità di riconoscere emozioni, ricordi e sensazioni spesso difficili da esprimere.
Per alcuni questo dialogo è passato attraverso la parola, per altri attraverso un gesto, un segno grafico, un breve testo o attraverso un silenzio: ogni modalità espressiva è stata accolta come autentica e significativa. L’incontro con la scultura è diventato così un incontro con la propria storia.
Nel secondo appuntamento la fotografia istantanea ha fissato un momento di riconoscimento e di relazione tra sé e l’opera. Lo stupore di vedere l’immagine comparire e poterla tenere subito tra le mani ha reso il momento dello scatto un’esperienza unica, capace di attivare un’immediata relazione tra sé, l’opera e il corpo. Ogni partecipante ha scelto liberamente se fotografare una parte del corpo della scultura o il proprio corpo a contatto con essa, costruendo un’immagine personale e significativa. In laboratorio l’istantanea è diventata un nuovo spazio creativo: la possibilità di intervenire liberamente sulle proprie fotografie con parole, colori, segni e brevi frasi hanno trasformato ogni immagine in una narrazione intima ed espressiva.
Nel terzo incontro l’esperienza è proseguita con la modellazione dell’argilla. Riprodurre con le mani la parte del corpo scelta ha richiesto osservazione, attenzione e tempo, trasformando la percezione in materia. La scelta è ricaduta su mani, gambe, cervicali, seni, cuori d’argilla, parti del corpo preferite perché perfette e bellissime e parti del corpo quasi odiate perché portatrici di dolore o non funzionati secondo i desideri. Il fare manuale ha favorito concentrazione, autonomia e fiducia nelle proprie capacità, permettendo di dare forma concreta a ciò che inizialmente era un pensiero o una riflessione.
Il quarto incontro ha visto protagonista la realizzazione di collage polimaterici. Carte, tessuti, legno, plastica e superfici differenti hanno ampliato le possibilità espressive, consentendo a ciascuno di costruire un linguaggio personale, capace di raccontare il proprio parte del corpo e la propria identità.
L’ultima fase è stata dedicata all’assemblaggio delle opere e alla progettazione di un’esposizione conclusiva, avvenuta nei centri diurni: le operatrici del Museo si trasferiscono ed entrano con i manufatti e i lavori svolti all’interno dei loro spazi condivisi anche con altri compagni ed operatori.
Questo momento non ha rappresentato soltanto la presentazione dei lavori realizzati, ma la restituzione di un percorso condiviso. Esporre significa riconoscere valore alla propria esperienza, sentirsi parte di un gruppo e offrire agli altri uno sguardo autentico sul proprio modo di percepire sé e il mondo.
Dal punto di vista pedagogico, il progetto ha promosso la conoscenza di sé, la consapevolezza corporea, l’educazione alle emozioni, l’autodeterminazione e la capacità di comunicare attraverso linguaggi differenti. La piccola sezione d’arte contemporanea del Museo Omero si conferma uno spazio inclusivo in cui la scultura non è soltanto da osservare, ma da vivere, toccare, interpretare e trasformare in occasione di crescita personale.
Pubblicazione
Da questo progetto è nata anche una piccola pubblicazione interna, una raccolta di disegni, parole e narrazioni emerse fin dal primo incontro, ovvero dal primo approccio con le opere e con il tema del corpo che avremo affrontato di lì a poco.
La pubblicazione è stata intitolata Corpo a corpo è esposta nel bookshop del Museo ed è donata ai protagonisti del percorso ovvero alle operatrici e coordinatrici dei Centri diurni e residenziali di Ancona (Anna Palermo per Laboratori e Mestieri, Rosa di Stasio per Il Sole , Giorgia Sordoni per il Centro Papa Giovanni XXII, Alice Paladini per Il Samaritano, Loredana Dottori per Il Cigno) e alle persone del Comune di Ancona che hanno reso possibile questo percorso: Maria Rita Venturini e Laura e l’assessore ai servizi sociali Manuela Caucci.
Ringrazio le mie colleghe del Dipartimento Educazione con le quali ho condiviso questo percorso: Cristina Giuliani, Maria Giulia Mengarelli, Francesca Santi.